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sabato 18 aprile 2026





Dal 20 aprile, questa Autrice ha posato il suo sguardo — acuto quanto mai — su quella magnifica, caotica, irresistibile cerimonia pagana che i milanesi chiamano Design Week. Permettetemi di riferirvi quanto ho osservato.


Dal 20 al 30 aprile, Milano si trasforma nella capitale mondiale del design con il FuoriSalone — un evento che, questa Autrice si affretta a precisare, è meno una fiera e più una dichiarazione di superiorità collettiva nei confronti del resto del mondo. Parigi ha la moda. Londra ha il teatro. Milano ha i cortili aperti e la certezza assoluta di sé stessa.


Il Salone del Mobile, giunto alla sua 64ª edizione, conta oltre 1.900 espositori provenienti da 32 paesi, su una superficie netta di 169.000 metri quadrati completamente sold out. Sold out. Come se qualcuno avesse mai dubitato che lo sarebbe stato. I milanesi non dubitano mai. È una delle loro qualità più deliziose — e più esasperanti.


Ma è fuori dalla fiera, cara Società, che il vero dramma si consuma.


Se il Salone si svolge in fiera a Rho, il FuoriSalone accade direttamente in città: nei cortili storici, nelle fabbriche riconvertite, nelle gallerie, nei negozi, nelle strade. È la parte più libera, sperimentale e accessibile della settimana. "Accessibile", dice. Questa Autrice ha tentato di raggiungere un evento a Tortona giovedì pomeriggio e può testimoniare che l'unica cosa accessibile era la fila.


Il Porta Venezia Design District, il distretto in più rapida crescita, quest'anno si espande fino a includere i quartieri di Città Studi e Nolo, guidato dal tema "Design is Act". Design is Act. Una frase che suona benissimo su un pannello bianco retroilluminato e che chiunque fotograferà per i propri profili social senza fermarsi a riflettere su cosa significhi esattamente. Ma d'altronde, la riflessione richiederebbe tempo, e il tempo, durante la Design Week, è la risorsa più scarsa di tutte.


Il Distretto di Brera si conferma il più elegante, con oltre 180 eventi che mescolano artigianato di lusso e installazioni digitali.  Brera elegante, dunque. Come se Brera avesse mai avuto bisogno di una settimana tematica per ricordarcelo. Quei vicoli trasudano eleganza tutto l'anno — e il prezzo di un caffè al bar lì lo conferma.


Quanto alla Triennale, durante la Milano Design Week ospita mostre su Charles e Ray Eames, protagonisti del design del Novecento, tra materiali d'archivio e installazioni. Gli Eames, sempre gli Eames. Questa Autrice li ama profondamente, ma osserva che nessuna poltrona — per quanto perfetta — merita la ressa che si forma ogni anno davanti alla Triennale. Venite la mattina presto, cara Società. Prima del cappuccino, se necessario.


E poi c'è la questione del cibo.


BASE Milano presenta una food court temporanea, trasformando il cibo in un campo di sperimentazione tra design, sostenibilità e nuovi modelli alimentari.  "Nuovi modelli alimentari." In parole povere: panini a dodici euro con micro-erbe aromatiche disposte con squadra e righello. Questa Autrice non giudica. Questa Autrice ha mangiato tre.


In conclusione, cara Società: la Milano Design Week è esattamente quello che sembra — un appuntamento imperdibile per addetti ai lavori, appassionati e curiosi, che anima ogni angolo del capoluogo lombardo — e insieme qualcosa di molto più sottile. È il momento in cui Milano smette di fingere di essere una città normale e ammette, finalmente, di essere uno stato d'animo.


Andate. Fate la fila. Fotografate tutto. Bevete il Clicquot al Café apposito.


E ricordate: in questa settimana, anche una sedia può farvi piangere — se è abbastanza ben illuminata.


Con invariata e cinica ammirazione,  Filippa Trivulzio di Belgiojoso, detta Pippa.



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